Il karkadé, o carcadé, deriva da diverse specie di ibisco, ma in particolare dalla specie Hibiscus sabdariffa, che ha fusto arbustivo alto
2-3 m, con ramificazioni legnose e resistenti.
Le foglie hanno lamina divisa in 3 lobi, sono verde intenso e ispide. I fiori sono grandi e numerosi, con 5 petali rossi (ma ne esistono varietà di altri colori, e quelle coltivate hanno più petali) e gli stami saldati a formare la tipica colonnina bianco-giallastra delle Malvacee.
Il karkadé è specie originaria dell’Africa tropicale (probabilmente dell’area etiopica), ma diffusa oggi in una larga fascia del mondo, comprendente l’India, lo Sri Lanka, le Filippine, il Messico e l’Australia; ama climi caldi con estati piovose e inverni miti e asciutti.

Il karkadé è una bevanda rinfrescante e dissetante, dal sapore acidulo; non contiene sostanze eccitanti come il vero té ed il caffè. Il karkadé è di recente tornato di moda nelle diete salutiste, per l’alto contenuto di antiossidanti come la vitamina C (il doppio rispetto a una aranciata), e per le proprietà diuretiche e digestive.

il karkadé
Hibiscus sabdariffa
Famiglia: Malvaceae

RISOTTO ALLE FRAGOLE
400 gr di riso
400 gr di fragole mature
50 gr di burro
1 cipolla bianca
1 l di brodo vegetale
10 gr di karkadè
1 bicchiere di vino bianco
1 bicchiere di panna fresca
sale q.b.
Lavare le fragole, tagliarle a pezzi e metterle in una terrina con 1 bicchiere
di vino bianco; lasciare riposare in frigorifero per almeno 3 ore. Scolare le
fragole e conservare il loro vino.
Preparare 1 litro di brodo vegetale e aggiungervi il karkadè.
Far imbiondire in un tegame la cipolla
tagliata e il burro, aggiungere il riso e tostarlo a fiamma vivace girandolo perché non si attacchi.
Versare il vino e lasciarlo evaporare.
Coprire il riso con il brodo e continuare ad aggiungerlo un mestolo alla volta.
Quando il riso è quasi cotto, aggiungere le fragole e la panna mescolando delicatamente per mantecarlo.

In Italia, la fama del karkadè ha raggiunto il suo apice durante il Fascismo. L’autarchia vietava il consumo di prodotti stranieri, ma dato che l’Eritrea, dove veniva coltivato l’Hibiscus sabdariffa, era una colonia italiana, il karkadè era considerato una merce non di importazione ed il suo consumo era ammesso dalle leggi protezionistiche vigenti.Curiosamente, negli Stati Uniti del proibizionismo (anni ‘20-30), l’infuso di karkadè veniva servito, grazie al suo colore, in sostituzione dell’illegale vino.
Dall’infuso dei fiori essiccati di una varietà di ibisco si prepara la bevanda omonima, simile al té. L’abitudine a sorseggiare questa colorata bibita è molto diffusa soprattutto nei Paesi caldi.
In Europa questa bevanda è arrivata nel XVIII secolo, al seguito dei funzionari statali che rientravano dalle colonie.

In molti dei Paesi in cui si produce è una bevanda legata alle festività. Nei Paesi caldi e di tradizione cristiana è la bevanda di Natale. In quelli orientali la si offre e la si condivide nelle festività più solenni.